Fight Blog
ricorda
tu non sei il tuo pc, tu non sei il tuo sistema operativo del cazzo, tu non sei i post che scrivi. sei solo la borbottante e fastidiosa voce del web...
compito in corso
compito n°31: si sarà mica incazzato?
per ora sul trono
regole
  • Prima regola del fightblog, scrivere del fightblog.
  • Seconda regola del fightblog, devi scrivere del fightblog.
  • Un argomento alla volta ragazzi.
  • Un blogger, un post, non esageriamo.
  • Niente censure e chiusure.
  • Se qualcuno ha paura, non vuole scrivere, non ha idee, non è un problema!
  • L'argomento dura lo stretto necessario, il tempo lo decidiamo noi.
  • Ultima regola, se questa è la tua prima volta al fightblog, devi scrivere!
come partecipare
se volete fare parte del fight blog lasciate la vostra versione del compito nei commenti. forse verrete invitati.
[serve un'utenza su splinder]
come funziona
viene proposto un argomento. e una data per la chiusura del combattimento. chi vuole scrivere, scrive. un post mi raccomando. naturalmente un blogger un voto. e non si vota per se stessi. i voti anonimi non valgono. alla fine del combattimento chi ha più voti vince.
membri
vincitori
  • elica + ninna_r
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  • fatboy
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  • nerolucevincent
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  • ebreoerrante
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  • draghetto
  • icecube + trizompa
  • burmashave
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  • volso
  • estante-indiana
  • ebreoerrante, fatboy
  • ebreoerrante
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pagina?
hanno avuto da dire
mryasha in
cazzate


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Chiuso_per_ferie
 
C'è qualcosa che non va... ci sai dire cosa c'è che non funziona?

volete sapere consa non funziona??
volete sapere cosa non funziona...

cazzo, bella domanda... come se ci fosse qualcuno qui ad avere tutte la risposte, come se quel qualcuno avesse tempo di pensare, di organizzare un discorso completo, coerente e coeso per spiegarvi cosa non funziona.

maledetti cani infedeli che non siete altro.

vivete delle vite misere, piccole ed egoiste. non vi sforzate di guardare un attimo oltre il vostro steccato di casa. pensare sempre solo a se stessi.

contento io, contenti tutti.

l'egoismo insito dentro ogni uomo vi pervade, vi guida, vi consuma e vi condanna.

ci condanna.

pochi sono gli eletti, coloro che possiedeono una visione d'insieme... coloro che sono capaci di valutare le ripercussioni di un fatto non solo su se stessi o sui propri cari, ma su tutto ciò che ci circonda... tali eletti, illuminati, vengono inghiottiti dal mare di mediocrità che voi, immondi, rappresentate. siete un gas mefitico che tutto inghiotte, corrode e smembra.

merde.

Cazzo... tutto sto bordello per un televisore rotto??


ps: mi scuso per le mie reiterate assenze... ma il lavoro mi lascia molto poco tempo ultimamente...
   

coniglirosa.splinder.com

dovrei anche chiuderlo il compito?
o forse sarebbe meglio andare tutti in ferie?

ditemi cosa non funziona.

Stavate passeggiando sotto la pioggia sottile, mangiando spaghetti di riso cinesi pescandoli con bacchette di legno chiaro da un contenitore di polistirolo pressato. Il condimento ti colava lungo le dita e ti finiva fin dentro ai polsini della camicia di cotone chiaro, la migliore che avevi.

Lei rideva della tua goffaggine.
Rideva e mangiava spaghetti da 2 soldi come se fosse la miglior prelibatezza del mondo. Aveva classe, aveva stile, aveva un modo unico di muoversi, anche nei gesti più insignificanti.

Fu allora, mentre la osservavi sorridendo felice, che la sua espressione cambiò di colpo.
Ti guardò dritto negli occhi.
Il suo sguardo si era fatto duro, il suo sorriso da ragazzina felice era sparito. Arretrò di due passi da te, infilò la mano curata dentro alla borsetta e con un gesto veloce ne estrasse una pistola.

Fu allora che sentisti il colpo e provasti quel dolore improvviso al petto.
Fu allora che abbassando lo sguardo vedesti quella macchia rossa che si allargava velocemente sul cotone chiaro della tua camicia migliore.

Lei era lì che ti guardava fisso negli occhi mentre le gambe ti cedevano lentamente, mentre cercavi con tutte le tue forze di tenerti in piedi ancora un po’, ancora qualche secondo per vederla un ultima volta… per un ultimo sguardo…

Lei era lì quando la tua faccia toccò il marciapiede.
Quando i tuoi occhi si chiusero, quando il tuo cuore cessò di battere.
Raccolse il contenitore di polistirolo pressato che ti era scivolato dalle mani, pescò distrattamente un ultimo boccone di spaghetti di riso da 2 soldi, poi aprì le dita e lasciò scivolare a terra le bacchette di legno chiaro, girò sui tacchi alti e sottili e se ne andò.

La pioggia sottile stava inzuppando la tua camicia migliore, mentre il sangue che fino a poco prima aveva mantenuto il tuo corpo ad una temperatura costante se ne stava scivolando via dentro al tombino assieme alla pioggia.

Lei era quasi in fondo alla strada quando l’angelo arrivò e portò via la tua anima.

Fu allora che lei si girò un’ultima volta verso di te, lo sguardo le si offuscò per un attimo e mentre la sua mano curata rimetteva a posto un ricciolo di capelli sceso a coprirle la fronte ti disse:

“Non funziona! Non può funzionare tra noi. Troppo diversi…”

questo fight blog del cazzo non e' piu' come prima. mi diverto meno. mosci e piagnucolisi.

non funziona. non piu'.

 

peccato.

 

l'aeroplano sobbalzava. i motori fuori uso. l'esplosione fortissima aveva distrutto la cabina piloti uccidendo il comandande ed il vice. ormai eravamo in balia del vento e della casualita'. il fuoco rapidamente si stava propagando per la carlinga ed un fumo acre ci impediva di respirare. pezzi di aeroplano si staccavano con rumore assordante. ormai era questione di minuti se non di secondi. per fortuna avevamo i paracadute. in 4 ci stavamo per lanciare dal portellone divelto. lory in testa poi io fede e rocco. la ragazza per prima ovvio. eravamo pronti al lancio. eravamo salvi o quasi. improvvisamente lory alzò la mano bloccandosi di scatto  e disse:

"fermi cazzo, ragioniamo. cazzo. sangue freddo ok? ok? ragazzi siamo sicuri che sto coso si apra e che funzioni? siamo sicuri? e se non funziona????"

nuovo compito:
"non funziona"

tempo per il compito: fino a giovedì 22 giugno alle ore 13.00.
sapete, io lavoro, studio e batto. e ho bisogno di tempo.
...ebreoerrante... con 8 voti (coniglirosa, icecube, viridian, revel, nerolucevincent, pavlomir, fatboy, estate-indiana)
eddiebax con 7 voti (viridian, revel, nerolucevincent, volso, pavlomir, ebreoerrante, fatboy) 
fatboy con 7 voti (coniglirosa, eddiebax, viridian, Cellardoor, revel, volso, estate-indiana)
viridian con 4 voti (coniglirosa, ebreoerrante, fatboy, estate-indiana)
nerolucevincent con 2 voti (icecube, ebreoerrante)
icecube con 0 voti

a sto giro il premio della critica lo conferisco a me.
perché non c'è paragone.

complimenti all'ebreoerrante nuovo vincitore stavolta in solitario!
bravo!
Il compito è officialmente chiuso.

hanno partecipato:
icecube con si sara' incazzato Moratti???
eddiebax con Mama was Queen of the Mambo
fatboy con che peccato!
nerolucevincent con In Verduzzo veritas
...ebreoerrante... con "No."
viridian con Pronto, tesoro?

fuori concorso
pavlomir con Ognuno coi suoi problemi....

non hanno partecipato un sacco di persone.

tempo per le votazioni: fino a lunedì 11 giugno alle ore 13.00

nota bene:
se ebreoerrante vuole può propormi tramite messaggio privato un compito.
perché facciamo così. chi vince il compito poi potrà proporre, a me, il prossimo. se mi piace si mette, se no si fa il mio.
Dé allora non c'è da lamentarsi se la gente non scrive se non ce la fa.
Qui non si considera i problemi personali. Ognuno ha i suoi.
Non accuso nessuno ma mi fa sfava' chi si lamenta che la gente non posti! E sti cazzi!!
Siamo in 17 e roba da leggere c'è sempre, dov'è il problema? Mah...

P.S.: Si sarà mica incazzato Fat...? :-p
Pronto, tesoro? Amore? Sono io, c'è qualcun'altra che ti chiama amore scusa? Come, richiamarti dopo, mica ti disturberò. Ah la riunio- tra quanto inizia? Beh allora un attimo per me ce l'hai, dai, su. Prepararti? Scusa, se non ti sei preparato fino ad ora, cosa fanno cinque minuti di più? Senti, faccio in fretta. Sai il tuo problema. Ma sì, dai, quello. Ho deciso che sono stufa e visto che tu non vuoi fare nulla ho fatto io. Eh scusa, lo dici tu che non è un problema. Io mi preoccupo per te sai. Certo, anche per me, ma sooolo di riflesso. Ahah, non ti allarmare. Cosa vuoi che abbia fatto. Ho solo parlato con Dino per chiedergli - come, perché con lui? Perché ci vogliamo ancora bene, no? E perché so che lui se ne intende, ahah - dai, non fare il geloso, dopo tanto tempo. Certo che sei geloso. Scocciato per cosa? Senti, è storia vecchia, ne abbiamo parlato tante volte, no? Comunque. Ascoltami. Che poi non hai tempo e ancora dici che è colpa mia se arrivi in ritardo col capo. Mi son fatta dare il nome di un sessuologo. Non sei felice? E l'ho anche già chiamato! Sì sì, gli ho spiegato tutto. Sai, è un caro amico di Dino e - ma figurati se gli racconta tutto. E anche fosse, insomma, scusa se te lo dico, ma un'idea se la sarà già fatta qualche tempo fa. Senti, Dino non ce l'ha con te, perché dovresti avercela tu? Eh? Mi ha chiav- non essere volgare! Credevo fosse un argomento chiuso. Sono cose che succedono, no? Ogni donna ha delle necessità sai. Io ti amo tanto tanto, ma tu hai un problema e non vuoi risolverlo e - come, il problema sono io? Amore, smettila di parlarmi così, cosa ti ho rotto io? -
Oh, ha riattaccato. Dino, hai visto e sentito tutto. Davvero, io non capisco. Lui e la sua stupida riunione, sarà quello. No? Dai, si sarà mica incazzato?
si ricorda che la scandenza del compito è OGGI alle 13.00.
  Mio padre diceva che nessun uomo dovrebbe mai stare in ginocchio di fronte a un altro. Evidentemente la regola vale solo se nessuno dei due ha una pistola.

  L'Ucraino è in piedi, saldo sulle gambe divaricate, la mano destra sul fianco come una madre che aspetti il figlio sulla porta di casa.
Nella sinistra - mio padre diceva sempre di non fidarsi dei mancini - stringe una 44 magnum. Non l'avevo mai vista dal vivo, prima. Non in Italia. Pensavo nemmeno le facessero, pistole così. Giusto qualche esemplare per i film di Charles Bronson, toh.

  Poi è arrivato lui - mio padre diceva che non c'è da fidarsi degli ucraini - e Dio mio! se le fanno, fanno anche dei dannati buchi.
L'ultimo che si è preso una palla di quella 44 l'hanno riconosciuto dall'anello. Lo so perché lo tenevo io, quando gli ha sparato. Un vestito nuovo buttato via, per quel pidocchioso. Del resto, a cercare di fregare l'Ucraino non puoi sperare di andare lontano.

  Quando mi proposero di entrare nel suo staff - dissero proprio così - la prima tentazione fu di mandarli a quel paese. Anzi, magari farne fuori un paio. Tanto per chiarire che qui non ci caghiamo sotto al primo straniero che arriva sventolando un pistolone un po' più grosso degli altri. Ma avevo appena visto Cannarozzi. Quel che ne restava. Non si erano nemmeno dati pensiero di farlo sembrare un incidente. Oddìo, neanche una carica di elefanti in salotto avrebbe giustificato "quello".
Povero Cannarozzi. Fu il primo a provare la furia dell'Ucraino. E pochi di noi, dopo, hanno sentito il desiderio di rischiare. Quei pochi che ci hanno voluto sbattere il grugno, ce l'hanno sbattuto.
Mio padre diceva sempre che una pistola non è così brutta, vista da dietro, e io per parte mia ho imparato l'arte di stare dal lato giusto. Almeno fino a oggi.

  Con cautela, tiro indietro la testa abbastanza da farmi uscire la canna della pistola di bocca. Le ginocchia cominciano a farmi male.
Lo diceva sempre mio padre, che negli affari le donne sono solo una rogna.
  "Andiamo boss, è solo una puttana come le altre. Quante se n'è passate da quando è qui? Non la vedevo più da queste parti e ho pensato che non le interessasse più."
Mi guarda. La ruga sulla fronte si distende. Si avvicina di mezzo passo, Scandisce,come una maestrina:
  "Che. Non. Succeda. Più. Testa di cazzo."
Tiro un respiro. Mio padre diceva che uno deve saper ingoiare qualche rospo, se serve a salvare la pelle,
  "Ha la mia parola. Mi scusi."
La canna della pistola mi rientra in bocca, ormai tiepida. Vuole spaventarmi. Per assicurarsi di avermi dato la mia lezione.
Mi esce una risatina isterica dal naso.
  "Andiamo capo, si sarà mica incazzato?"
La sua mano non trema di un millimetro.
  "No." E spara.

Marco si alza all'improvviso, senza dire una parola prende il pacchetto di sigarette dal tavolo ingombro di bicchieri e bottiglie vuote, si dirige verso la porta e se ne va richiudendola alle sue spalle non senza sbatterla. Dalla cucina si vede bene l'entrata dell'appartamento e tutti rimaniamo a fissare in quella direzione, come a sperare che Marco ritorni sui suoi passi e si sieda ancora con noi.
Paolo si lascia sfuggire una bestemmia e allarga le braccia con un'espressione incredula e scocciata. Luca sogghigna ma non appena afferra la bottiglia di vino, quello vero, e fa per versarlo nei bicchieri di noi rimasti non si può non notare nei suoi occhi un che di perplesso. Max si vede che ci è rimasto male: ha gli occhi spalancati, la stessa faccia che aveva nel momento in cui tutti hanno taciuto e osservato Marco andarsene, sembra pietrificato.
Il primo a parlare è lui: - Si sarà mica incazzato?!
Io ho ancora gli occhi puntati sulla porta. Passa un attimo e ci ritroviamo, in silenzio, a guardarci l'uno con l'altro: scoppiamo tutti e quattro, nello stesso momento, in una risata fragorosa. Max appoggia ddirittura la testa sul tavolo e di lui si vedono solo le spalle che sobbalzano, sembra quasi che stia singhiozzando. Una volta che si è tirato su si nota una lacrima scivolare sul suo viso. E' evidente che è stremato. Luca invece se ne sta coi gomiti puntati sul tavolo, lo sguardo basso e la testa tra le mani, in silenzio. Lo guardo. Lui è l'unico che ha avuto una reazione per così dire più sostenuta e per un secondo temo che sia veramente dispiaciuto. Poi fa scorrere la testa lungo l'avambraccio,verso il tavolo e togliendosi gli occhiali ricomincia a ridere più forte di prima. Cerca di dire qualcosa, ma tutto ciò che esce dalla sua bocca è una serie di suoni vagamente simili a parole, indecifrabili. Paolo si è già ripreso, ha acceso una sigaretta ed è andato in terrazza. Cammina avanti e indietro e borbotta qualcosa sorridendo. Io e Max ci guardiamo divertiti. Senza dire niente afferro il cellulare e compongo il numero di Marco. Gli altri hanno già capito e osservano le mie mosse incuriositi. Sento il suono del telefono, nessuno risponde. Risponde la segreteria telefonica del numero...riattacco. Riprovo. Dopo un po' sento la voce di Marco:
- Vaffanculo.
- No, aspetta. Era uno scherzo - mi difendo - dai, torna su. Lo sappiamo che non sei tornato a casa. C'è ancora la tua macchina parcheggiata fuori. E poi alla fine non ti abbiamo lasciato bere...
- Siete dei figli di puttana. Scommetto che è stata un'idea di Paolo quella di spacciarmi piscio per Verduzzo...Ecchecazzo, sempre a me...
Mi viene da ridere ancora. Per evitare lo sguardo degli altri mi metto a fissare il pavimento.
- Dai Marco, non fare il cretino. Torna qua e basta.
- Ok, ma mi bevo tutto quello che avete nel frigo.
- Se ci tieni proprio....
- Vaffanculo, ora salgo.

Marco, 24 anni, studente di filosofia. Vittima sacrificale di ogni scherzo partorito dalle nostre menti malefiche. Che ci possiamo fare se ci casca sempre?!

fatboy - compito n 31
Mi chiamo Stella ma tutti mi chiamano Queen, perchè dicono che sono la regina della scuola.
Ho 15 anni e a scuola non faccio un cazzo, sto tutto il giorno a mandare sms alle mie amiche e ai miei amici. Di nascosto però, perchè se i profe se ne accorgono scatta il sequestro e io senza telefonino non posso vivere.
Come dite? Come faccio per i compiti? Semplice, me li fa Mortadella. Lo conoscete no? Quello grosso grosso e secchione ma che è di un simpatico...
A me piace Mortadella, è un tipo tosto. Non deve essere facile avere tutto quel grasso addosso a 15 anni, così quando gli altri lo prendevano in giro io ho detto a tutti che se non la smettevano se la dovevano vedere con me.
E io sono la Queen, quello che dico io è legge.
Da quel giorno Mortadella mi ama e mi fa i compiti anche se non gli porto la sua dose quotidiana di panini. Penso che anche io lo amo e quando saremo maggiorenni lo porterò a farsi l'operazone allo stomaco, sapete... quando ti mettono un anello allo stomaco così mangi poco... lui dimagrirà e diventerà un figo della madonna.
Io lo amo perchè quando mi abbasso il perizoma e gli dico di leccarmi un po' a lui luccicano gli occhi e mi fa andare in paradiso.
Quanto mi piace il mio Mortadella... Mi lecca ben bene e poi quando sono venuta se ne torna buonobuono a farmi i compiti. Non ci ha mai provato ad andare oltre, lui mi ama.
Mica come quel bastardo del prete, il profe di religione, che un giorno che ero rimasta l'ultima in chiesa a confessarmi mi ha detto: vieni qui con me che parliamo meglio.
E poi mi ha messo una mano sulla coscia e accarezzava... E quando ha visto che io sorridevo e non dicevo niente si è sbottonato i pantaloni e ha tirato fuori l'uccello... anche un bell'uccello devo dire.
Mi ha messo una mano dietro alla testa e mi ha spinto verso il basso dicendo: adesso devi fare una piccola penitenza.
Io allora gli ho preso l'uccello in bocca ma dopo averlo succhiato un paio di volte gli ho dato un morso così forte che il bastardo ha tirato un bestemmione che ormai veniva giù la chiesa
Brutta troia mi diceva... Adesso ti faccio vedere io...
Tanto lo sapevo che non mi faceva niente, cosa poteva fare? Dire che gli ho dato un morso mentre gli succhiavo il cazzo?
Oh... mica sono la Queen per niente.
Così gli ho detto che se non mi dava almeno mille euro avrei raccontato tutto ai miei e con quel cazzo di morso sull'uccello come avrebbe fatto a difendersi?
Ha urlato ancora un po'.... Troia di quà, troia di là... Io ti rovino...
Poi mi ha portato in sagrestia, ha aperto un cassetto pieno di soldi e mi ha dato i mille euro, tutti in pezzi da cinquanta. Cazzo i soldi che hanno i preti, se sapevo così ne chiedevo di più.
E' andato via sbattendo la porta e bestemmiando sottovoce.
Si sarà mica incazzato?

08

 

 

NAAAAAAAAAAAAAAAAAAA cosa vai a pensare!!!!!!

nuova settimana, nuovo compito:

"si sarà mica incazzato?"

tempo a disposizione: fino a giovedì 7 giugno alle ore 13.00.
mi sembra abbastanza. che ne dite?
Sulla veranda c'erano solo due cose.
una sedia a sdraio di plastica arrugginita e una ragnatela.
la veranda dava sul giardino circondato e delimitato e protetto dagli eucalipti,solo lì c'era una certa frescura anche alle tre del pomeriggio.
Ed erano le tre del pomeriggio.
il ragazzo se ne stava sulla sedia a sdraio arrugginita, nell'angolo più riparato della veranda, nascosto dal caldo,con gli occhi socchiusi.
accanto a lui, ancora più riparato, il ragno al centro della sua ragnatela, incastrato tra due assi di legno. una bella luce era stata capace di trapassare sia le fronde dei rami penzoloni eucaliptici che le assi del tettuccio della veranda ed era arrivata ai fili della ragnatela. era diventata luccicante. aveva attratto l'attenzione del ragazzo che la fissava già da qualche minuto.
il ragno, da canto suo, era un bel ragnetto peloso dalle otto zampe tozze, immobile nel centro della sua discreta trappola geometrica.
gli si stavano chiudendo gli occhi. a parte il cicaleccio costante e il frusciare del venticello superstite non c'era rimasto niente.
era l'ora morta per eccellenza. quando torni dal mare, mangi e poi ti si spengono i neuroni. tutti dormono ma tu non riesci a dormire,gli occhi imprigionati nella ragnatela.
in realtà quel giorno nessuno dormiva a parte il fratellino piccolo appena tornato da una mattinata al mare e lui doveva fare la guardia, come un cane, sulla veranda
- guarda Giacomo, noi andiamocon tua sorella-
erano quasi 12 ore che non si facevano vedere.
Il ragno si mosse, impercettibilmente. quella maledetta luce delle tre. aveva mosso una zampa, poi un'altra e via di seguito tutte e otto. poi aveva velocizzato le attività e in un istante era dall'altra parte della ragnatela, addosso a un fagottino bianco. un moscerino mummificato.
al ragno era venuta fame, una leggera fame. non di quelle grosse insomma, per quella c'era la mosca avvolta un pò più in là. un moscerino dell'altroieri poteva bastare.
Il ragazzo alzò la testa verso gli alberi e poi verso il cielo immobile.
tutto era schiacciante, anche quell'attesa, anche quell'aria di mare invitante che ormai s'era fatta vecchia. aveva una sottile paura di qualcosa.si rigirò verso il ragno, ma egli si era riposizionato al suo centro. aveva già finito, il maiale.
tra gli alberi allora spuntò qualcuno
il ragazzo scattò in piedi
- ok, puoi andare- gli disse la donna passandogli accanto senza nemmeno guardarlo
- come sta sara?
- come vuoi che stia? stanca
- e la bambina?
- bene tesoro.è bellissima.raggiungi tuo padre su, tocca a te adesso-
la donna scomparve dentro casa.
il ragazzo si toccò la tasca, sentì le chiavi
- ha mangiato giacomo?- si sentì urlare da dentro
ma lui era già fra gli alberi e poi alla macchina ancora calda e poi.
e poi.
come poteva essere bellissima?i noeonati sono tutti orrendi.
tadaaaaaaan

andiamo con ordine, hanno partecipato al compito:

icecube con vlad tepes
fatboy con tutti ai giochi
revel con Paradise Night
zaamy con Pensiero
pavlomir con Fame!
...ebreoerrante...  con La creatura

in più fuori concorso:
coniglirosa
eddiebax
Cellardoor

non hanno partecipato:
estate-indiana, lillisa, nerolucevincent, trizompa, viridian, volso

dispersi
Nessuno75, TAFKACDB

questa la classifica finale

ebreoerrante con 4 voti (nerolucevincent, eddiebax, estate-indiana, coniglirosa)
fatboy con 4 voti (icecube, zaamy, nerolucevincent, lillisa)
icecube con 1 voto (lillisa) premio della critica
pavlomir con 1 voto (zaamy)
revel  con 1 voto (zaamy)
zaamy con 0 voti

complimenti all'errante e a me.
i tre fuori concorso entrano di diritto nel fight blog.

premio della critica anche per Elin Grindemyr.
Non si muove foglia. Da quando la creatura è entrata, nessuno si è mosso.
Mi ha sorpreso con le mani sul suo cibo, e lo stupore ha dilatato i suoi occhi cerchiati di venature bluastre.

Sono pietrificato in questa posizione sfavorevole da almeno cinque minuti.
Senza smettere di fissare quegli occhi, valuto mentalmente la pianta della stanza per individuare vie di fuga praticabili. La creatura se ne accorge, non so come, e lascia la maniglia per allargare entrambe le mani sui fianchi, a sbarrare l'entrata.
Dannazione! Le finestre sono protette da inferriate, e sull'unica porta c'è lei.

Nel frattempo, quella caricatura grottesca di volto umano non ha accennato il minimo fremito.
Lattea di una pallore malato, cadaverico, la sua faccia sembra un calco in gesso.
Sul fondo delle orbite, infossate in due buchi lividi, si spalancano gli occhi vitrei, venati di sangue. La capigliatura è raccolta in cima al cranio, ritorta più volte in monili approssimativi. Cilindri e altri oggetti che non riconosco sono prigionieri delle volute di capelli dal colore indefinito.
Per il resto, il corpo dell'immonda presenza è avvolto in un unico abito dai colori tribali, che la copre dalle spalle fin quasi ai piedi, senza impedirne i movimenti. Indossa calzari silenziosi, intrecciati in fibre vegetali. Anche per questo non devo averla sentita avvicinarsi.

Mentre valuto l'essere che incombe su di me, lo stupore iniziale dirada, lasciando il posto solo alla rabbia. La vedo distintamente salire nel suo sguardo che non mi si stacca di dosso un istante.

Il fattore sorpresa è andato.
I pochi secondi utili per tentare una fuga improvvisa sono trascorsi.
Non mi restano che lo scontro frontale o tentare di defilarmi umilmente, nella speranza che la fiera mi consideri inoffensivo o creda di avermi spaventato a sufficienza.
Lentamente, ripongo il cibo che stavo per consumare. La bestia ci fa caso: ormai l'oggetto interessante sono io.

Allungo un passo, lentissimo, verso la porta. Un passo in meno di distanza dal muso irregolare su cui ora distinguo persino lo strato di materia ignota, una sorta di mucosa trasudata, cosparsa di resti di materiale vegetale.
Stringo i denti per dissimulare il ribrezzo, ma la creatura se ne accorge.
Risponde al mio tentativo di uscire con un borbottio lento, fastidiosamente stridulo.

Niente da fare. Non mi lascerà uscire. Non impunemente.
Da un momento all'altro la sua rabbia si riverserà su di me, e non ci sarà modo di placarla.
Non si può ragionare, con loro. Non si possono calmare finché non hanno saziato la loro ira.
L'ultima salvezza, a questo punto, è cercare di ribaltare la situazione.

-"Ok, amore. Sono le tre di notte e questo era il pasticcio per domani. Ma se entri in cucina senza preavvisarmi con la maschera alle erbe e i bigodini, un giorno o l'altro resti vedova!"
oggi pomeriggio non sarò presente per la chiusura del compito.
rimane la scadenza prefissata per le 16.30.
eventuali post successivi alle 16.30 ora del fightblog non verranno considerati in concorso.
la chiusura effettiva verrà effettuata lunedì mattina.
dalle 16.30 di oggi pomeriggio in poi sarà possibile votare nei commenti di questo post.

votazioni valide fino a lunedì 28 maggio alle 13.00.
"Il desiderio è la base
della conoscenza, il respiro
vitale che ci fa aprire gli
occhi ogni mattina. Ma può
essere anche una macchina
lanciata a folle velocità
verso l'abisso di...
fame!"

 

E poi succede che per un puro caso riesci in quello che ti sembrava  impossibile, succede alle volte che quello che poteva essere solo un attimo in realtà è diventato tutta la tua vita.

E ti ricordi conto di quello che potevi fare e non hai fatto, di quello che hai fatto e potevi sicuramente evitare...

Poi nel migliore dei casi ti ritrovi sul letto confusa, con un  milione di cose ancora da fare e un altro milione fatte, e neanche troppo bene...mah...intanto pensiamo a domani....

Distratta da una televisione troppo alta...

E nel frattempo una fame diabolica mi prende....cavolo uno spuntino me lo meriterò, no?!....

Dove sono stato ieri sera? Cosa è successo? Mi pare che ero in discoteca, chiamavo mio fratello, gli dicevo di salire su palco. Si perché era stupendo vedere tutte quelle ragazze ballare dall'alto. Potevi contare quelle bionde e quelle brune. Ma cazzo dico, non c'era bisogno di contare nulla che erano tutte bionde. E da lassù potevi guardare le scollature. Gli facevo segno di raggiungermi, di vincere la timidezza che non c'è nulla di che essere timidi in un posto dove ci sono tante ragazze in minigonna. "Sali porca puttana, sali che ci spacchiamo dalle risate, e chi se ne frega se nessuna di ste femmine ce la dà, stasera siamo alla fine del mondo, siamo arrivati, è la nostra ora, lo sento nella puzza del mio alito" gli urlavo. Cosa avevo bevuto? Lo senti ancora? Non mi hanno voluto preparare coktail violenti e mi sono bevuto la tequila liscia per rimanere in piedi. Non potevo smettere di muovere i piedi, e i fianchi. Sembravo un coglione, lo so già. Però è successo, alla fine è successo: un angelo s'è avvicinato e ha cominciato a ballare con me. Mi dava il culo. Me lo sbatteva dritto sul bacino. Poi ha ficcato la mano nella tasca e mi sono detto "si bella, fottimi il cellulare, ma continua a muoverti sul mio corpo". E' andata oltre il cellulare, ho detto "prenditi pure il portafoglio, non mi serve se ci sei tu". E mi guardava con gli occhi innocenti, mentre scendeva ancora, fino a raggiungere la profondità della mia anima. L'ho graffiata. Si, ricordo di averla graffiata sulla pancia, e lei mi ha sorriso maliziosa. Volevo baciarla ma non c'è stato il tempo. E' finita la canzone ed è scappata. Porca troia, se n'è andata com'era arrivata: sorridendo. Ho bevuto ancora, pesante, per non dimenticare i suoi occhi, il sapore del suo sudore. Per continuare a ballare, in attesa di un altro angelo. Ho bevuto fino alle sei del mattino, quando un energumento di centoventi kg tra lardo e muscoli mi ha buttato la faccia sull'asfalto, fuori dal locale. E poi? E poi abbiamo guardato il sole emergere dal mare, ha salutato quella terra calda e ci siamo lasciati fregare dal suo tepore. Passeggiata in spiaggia: c'erano solo sacchi a pelo sparsi come barche, tra le barche stesse. Dov'era il mio angelo? Ma chi se ne frega...il caldo cominciava a farsi sentire e siamo saliti in piscina. Fanculo al sonno, fanculo al letto, fanculo alla coscienza. Crema sulla pelle, sedia a sdraio, sole sulla testa. Si sono fatte le dieci del mattino e m'è venuta fame, si, troppa fame. E allora eccomi qui, lo so, ti guardo con una faccia del cazzo, ma capiscimi, stanotte ho ballato alla fine del mondo, con un angelo, e non voglio fare altro che morderti, finirti in meno di un secondo. Presto sarà notte, di nuovo. Devo finirti in un secondo.

succedeva anni e anni fa, quanti, nove forse, stavo per diplomarmi in danza classica ed era tutto un provare pas de deux e variazioni e cacciarsi le costole in gola prima di farsi prensere le misure del tutù degas, e il mio era bianco, mioddio, bianco e a tratti peloso. un' intera confezione di fondotinta per coprire un tatuaggio finita sul bordo peloso del corpetto. e io non mangiavo, o se mangiavo vomitavo. biscotti, la cosa in assoluto più buona da vomitare erano i biscotti. così dopo avere ammucchiato e rigirato il cibo nel piatto - mioddio, che scena consumata, che clichè drammaticamente consunto - mi alzavo da tavola e mi sedevo sulla poltroncina di vimini. adesso la poltroncina di vimini è dominio dei gatti, chi si siede è perduto. accanto alla poltroncina c'era, c'è, una cassapanca. la cassapanca è pure dominio dei gatti adesso, e dei volantini di offerte del supermercato. una volta non c'erano tutti questi volantini promozionali. ogni giorno sceglievo un volume diverso dell'enciclopedia fabbri - mioddio, forse quindici volumi fascicolati che conservavano gelosamente la polvere degli anni settanta e del primo matrimonio di mia madre - sceglievo un volume e lo posavo sulla cassapanca e lo sfogliavo con la bava alla bocca. dentro, qualunque cosa l'uomo avesse mai pensato di ingerire. siglati per difficoltà, tempi di cottura, bandierine dei paesi di provenienza. cocktails, spuntini, antipasti, intramezzi, colla di pesce e fogli di riso, maizena e ancora, ancora, colla di pesce e gelatina. mmm. guarda questo, dicevo. mioddio quanto deve essere buono questo. e questo, mmm, quante leggi della fisica ignora e quanti peccati capitali viola? pagina dopo pagina mi saziavo di anatre e cinghiali e sformati - mioddio, gli sformati, quanto mi sembravano adeguati alla mia condizione - e pagina dopo pagina ero sempre più sazia, compensata, soddisfatta. chiudevo il volume e mi alzavo, una mano sulla pancia piena neanche avessi una gravidanza isterica, ed ero pronta alle minimo sei ore di salta stringi apri non respirare che mi aspettavano. vuoi un biscotto, prima di uscire? chiedeva mia madre. certo, rispondevo sorridendo, grazie.
Mi chiamo Mortadella... anzi no, mi chiamo Franco ma tutti mi chiamano Mortadella. Ho 15 anni e peso 112 chili, e a scuola mi hanno dovuto fare una sedia su misura perchè le altre si rompono tutte. La scuola è bella, si imparano un sacco di cose e si conosce un sacco di gente simpatica e interessante. Io ho un sacco di amici a scuola, perchè sono bravo e spesso faccio i compiti anche per quelli che sono meno bravi. Poi loro in cambio mi regalano quello che più mi piace al mondo: panini con la mortadella. La mamma a casa non me li fa mangiare perchè dice che devo dimagrire, mi prepara sempre delle cose schifose che a me non piacciono, e così ho sempre fame. L'anno scorso però ho avuto un'idea. E' stato quando la mamma era caduta dalle scale e non respirava più. Ho capito subito che era morta perchè avevo visto tutta la serie di CSI alla tele e così le ho toccato il collo e ho sentito che il cuore non batteva più. Ho pensato: che peccato buttare via tutta questa carne, così ho cercato su internet la ricetta per fare la mortadella... Non è stato facile, non sono andato a scuola per un paio di giorni e a un certo punto ho chiamato il mio amico Gigi per farmi aiutare, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Papà era fuori per lavoro e quando è tornato ha chiesto: dov'è quella troia di tua mamma? Io ho risposto che non la vedevo da due giorni e lui ha detto: sarà scappata col negro, la troia... meglio così tanto non la sopportavo più. E poi si è steso sul divano a guardare la partita. Adesso vi devo lasciare però, mi è venuta fame. Quasi quasi mi faccio uno spuntino...
la folla cominciò a scaldarsi non appena fecero la loro comparsa sul terreno di gioco. le grida ritmiche scandirono i passi poco decisi dei giocatori. uno spettacolo da mozzare il fiato quella cornice di folla. e tutti che gridavano e battevano le mani. si guardarono negli occhi e presero il coraggio a piene mani con la consapevolezza di finire tra le fauci dell'avversario. non c'era nessuna speranza di portare a casa un risultato positivo e questo ben lo sapevano. ad alcuno tremarono le gambe, ad altri quasi mancarono le forze. tutti si fecero il segno della croce.

magari, da qualche parte lassù nel blu, qualcuno li avrebbe ascoltati ed avrebbe compiuto il miracolo. i cori si alzarono ancora più possenti, l'eccitazione era palpabile, quasi visibile. altri sguardi accompagnarono l'uscita dei favoriti. e più la folla gridava, più la paura li pervase. cosa avrebbero mai potuto fare davanti ad un avversario del genere. non erano pronti. ma dovettero giocare. fino all'ultimo. senza risparmiarsi. qualcuno si gettò a terra ancora prima di cominciare. e furono i primi a rimetterci. troppo grande la differenza fisica, proprio due pianeti differenti.

in un attimo, quelli che cedettero per primi, vennero sommersi. la folla era estasiata e gridava di piacere. lo spettacolo era di loro gradimento, fin troppo facile da capire. le vittime predestinate erano tali e i loro campioni erano invincibili come al solito.
"se li pappano in un sol boccone, guarda!" - disse un uomo al suo vicino di posto, ben saldo in tribuna
"e quello è solo lo spuntino" - disse di rimando il suo vicino.
la stessa cosa che pensò il leone pappatosi il primo cristiano.

fame.

mi farei un petit dejunerdracula3